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Pescar go' a brazo

 Il go’ (Zosterisessor ophiocephalus) o guato, in italiano ghiozzo, è la specie che, tra i gobidi presenti nelle acque dolci e salmastre italiane, raggiunge la massima lunghezza (20-25 cm); può arrivare vicino al chilo di peso e vive fino a 5 anni di età. Ha occhi piccoli, non sporgenti; la bocca è ampia, con grandi labbra e denti in più serie, in parte caniniformi e più grandi sulla mandibola. Il colore è generalmente bruno olivastro, tendente al giallo.Vive a modesta profondità su fondali fangosi, spesso in praterie erbose di Cymodocea o Zosterella. In inverno si rifugia in tane da lui stesso scavate, che possono arrivare fino a un metro di profondità.

Contrariamente a molte specie che vivono in laguna ma si riproducono in mare, il gò si riproduce in laguna nel corso dei mesi estivi dopo un complesso corteggiamento. Altra curiosità, le uova vengono deposte sul soffitto di tane riproduttive meno profonde di quelle utilizzare per lo sverno e scavate all’interno delle praterie di fanerogame. I giovani trascorrono i primi mesi in acque basse e poi si trasferiscono in acque più profonde, ma sempre nell’ambito di acque lagunari o estuariali.

La pesca del go’ con le nasse è un altro secolare "mestiere" legato alla pesca lagunare che non ha mai avuto ripercussioni negative sull'ambiente poiché è estremamente selettivo (infatti, mira a una sola specie) e ha un carattere stagionale.

La nassa è un piccolissimo cogol (bertovello, rete a forma di sacco tenuta aperta da cerchi rigidi con al’interno un invito di rete a forma di imbuto - gulìn- che, una volta entrato, impediscono al pesce di fuoriuscire) utilizzato esclusivamente per la pesca del gò. Questa pesca si pratica in laguna da maggio a novembre e consiste nel fissare la nassa su un fondale erboso tramite due paletti. Prima del loro posizionamento, nelle nasse vengono poste delle esche che generalmente sono granchi frantumati o schile (gamberetto grigio).

 

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