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Dieci domande a Donatella Cinelli Colombini


Lei conduce un’azienda vitivinicola tutta al femminile. Qual è il valore aggiunto che una donna apporta in questo tipo di realtà lavorativa?

Per una donna il talento e la capacità non sono mai date per scontate, vanno sempre dimostrate. Questa situazione dura tutta la vita e vale anche per chi ha raggiunto grandi
risultati. Per questo noi donne ci impegniamo allo spasimo con ritmi di lavoro forsennati su ogni progetto.

Quali sono le parole d’ordine del suo programma per l’associazione Le donne del vino?
“Insieme”.

Che cosa non deve mai mancare come aspirazione o come valore a una donna del vino italiano?
Non deve mai mancare il coraggio di provarci ancora, nonostante le opportunità mancate, le difficoltà, la fatica. Le donne italiane che lavorano nel mondo del vino hanno più talento che
opportunità. Ora bisogna aumentare queste opportunità. Le donne dirigono il 30% delle cantine italiane ma sono quasi assenti nei luoghi in cui vengono prese le decisioni. Le donne
del vino sono mediamente più scolarizzate dei colleghi maschi e spesso hanno ottime competenze nella comunicazione e nel marketing cioè nei comparti in cui la filiera produttiva del vino è più debole. Una maggiore presenza di donne nei punti chiave potrebbe accrescere le prospettive del vino italiano. Non deve mai mancare la condivisione perché chi vince
da sola va poco lontano ma chi cerca di portare avanti tutti costruisce il futuro.

Lei ha viaggiato molto. Qual è l’iniziativa che ha apprezzato in giro per il mondo e che porterebbe in Italia? Sono colpita dal successo dei concorsi
enologici con giuria femminile (Giappone, Francia...). Sono un chiaro indice della nuova importanza delle donne come consumatrici di vino.

Ha ideato “Cantine aperte” e “Calici di stelle”. Quale ora un suo desiderio o progetto per l’enoturismo in Italia?

Parliamo di Donne del vino e non di Turismo del vino. Ovviamente per ora è solo un sogno perché deve essere ancora sottoposto all’approvazione del CDA delle Donne del vino ma era nel programma che ho sottoposto alle socie durante le elezioni e quindi credo di poterne parlare. Io vorrei organizzare un grandissimo evento che si svolga contemporaneamente in tutti i luoghi del vino delle donne d’Italia – cantina, ristoranti, enoteche …- e parli di vino alle donne wine lovers. Una sorta di Festa delle donne del vino da realizzare verso l’8 marzo.

Che cosa manca al vino italiano per essere primo in classifica nel mondo?
L’unità d’intenti e una forte azione di marketing a livello mondiale.

Tre aggettivi per definire il vino italiano
Ottimo, sempre nuovo, legato al territorio.

Cosa è cambiato in Italia dopo l’Expò di Milano nella percezione del mondo del vino?

C’è una maggiore considerazione per il ruolo di locomotore che il vino può svolgere nei confronti di tutto il made in Italy.

Un libro da consigliare a chi si avvicina al mondo del vino.
Più che un libro consiglio di frequentare il primo corso da Sommelier.

Dove trova tutta l’energia per fare tante cose, tutte belle e importanti?

Io ho fantasia, non è un merito, è un dono o meglio una grazia che il Signore mi ha dato e che cerco di mettere al servizio di tutti, in azienda e in altre situazioni. Spero di usarla bene.

Augurandoci di poterci incontrare in Friuli per un brindisi con un nostro vino regionale, Le auguriamo buona strada!

 

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