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L'enigma Cesanese il vitigno che sfida le parentele

L'enigma cesaneseL'enigma cesanese

L'enigma Cesanese, il vitigno che sfida le parentele.  È questo il titolo del nuovo libro di Piero Riccardi (Iacobelli editore),  giornalista e viticoltore, che produce Cesanese nell'area di Olevano Romano. Riccardi lo presenterà , insieme a Sandro Sangiorgi, fondatore di Porthos, che ha firmato la postfazione, durante la terza edizione di "Vinàmico", il festival indipendente dedicato ai vini naturali e ai prodotti artigianali.

La presentazione si terrà sabato 2 dicembre 2023, alle14.30 presso il Brancaleone, in via Levanna n. 11 a Roma.

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Costruito come un'inchiesta indiziaria, “L’enigma Cesanese” è la storia di un vitigno italiano che “una certa agiografia scientifica e popolare vuole fosse conosciuto dai Romani e apprezzato da Imperatori e Papi”, dichiara Riccardi.

“Il vino e la vite, migratori per eccellenza, con il loro rimando simbolico legato all’avventura umana nata attorno a quel crogiolo di rimescolamenti che risponde al nome di Mare Mediterraneo, hanno una grande capacità di insegnarci cose ben oltre al ristretto mondo agricolo”, continuato l’autore.

"L'enigma Cesanese" non è solo una storia di viticoltura, ma un'indagine che solleva importanti domande sulla costruzione delle norme e dei simboli nel mondo vinicolo. Attraverso la narrazione Riccardi invita il lettore a “reinterpretare i concetti fortezza dietro i quali pensiamo di barricarci, come quelli di autoctonia e di identità, per arrivare a coinvolgere, in una ricerca multidisciplinare, la responsabilità di un certo modo di concepire la funzione scientifica nella costruzione di ciò che diventa norma e simbolo”.

E sul senso del libro, Riccardi aggiunge: “Non ha nessuna importanza che il nostro Cesarese/Cesanese lo abbia bevuto un imperatore romano. Non per questo diventerà meno importante o meno nostro. Non sarà neppure meno buono se dicessimo una volta per tutte che le Alveole di Plinio col nostro Cesarese/Cesanese non c’entrano proprio nulla. E a noi che c’entrino o no importa davvero nulla”, sottolinea.

“In questa storia di vino, dobbiamo tutto a un piccolo e testardo monachello basiliano che, in cerca di una nuova terra dove pregare il suo Dio, si portò dietro un piccolo tralcio di vite della sua terra di Cappadocia”.

nicolasantini8

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