Vinitaly 2026. Appunti sparsi

La58ª edizione di Vinitaly si è conclusa in maniera sorprendente: 4mila aziende in un quartiere fieristico al completo e 90mila presenze complessive, di cui il 26% da 135 nazioni (cinque in più rispetto al 2025) il bilancio complessivo. In un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato. Anche quest’anno abbiamo incontrato per QUBì addetti ai lavori e assaggiato alcuni vini.

Molto interessante la proposta di Col Vetoraz con una creazione gastronomica firmata dallo chef Paolo Speranzon del ristorante San Martino di Chies d’Alpago (Belluno), ha preso come punto di partenza un ingrediente simbolo del territorio e della proposta di accoglienza aziendale: la sopressa veneta. Protagonista un raffinato raviolo al vapore con un ripieno di sopressa di malga del territorio di Valdobbiadene, esaltato da una salsa agrodolce allo zafferano dell’Alpago e delicate note di coriandolo. Questa proposta ha trovato la sua espressione nell’abbinamento con il Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze.

Il Gruppo Masi ha svelato  una delle sue creazioni più straordinarie, il Vajo dei Masi 1999, un Amarone della Valpolicella Classico DOC che rappresenta l’apice dell’eccellenza vinicola. Questo vino, frutto di una tecnica produttiva esclusiva che preserva la freschezza e la vitalità anche dopo 25 anni di affinamento, racchiude la lunga tradizione della famiglia Boscaini e la sua incessante ricerca di innovazione, unendo maestria artigianale e avanguardia, e consolidando il ruolo di Masi come leader riconosciuto nel panorama vinicolo internazionale. Con la vendemmia 1999, Masi ha utilizzato una selezione di uve Corvina, Rondinella, Corvinone e Molinara, appassite con il metodo tradizionale sui pianali di bambù, per poi subire una fermentazione in acciaio e un lungo affinamento in rovere francese. Con sole 1.600 bottiglie numerate e 200 magnum, questa annata offre un’opportunità unica di assaporare un Amarone che sfida il passare del tempo, celebrando l’eccellenza e l’arte vinicola della Valpolicella.

Federico Girotto , amministratore delegato di Masi conferma che il gruppo esporta i due terzi della produzione; spiega a QUBI “Il nostro dna ci consente di continuare per la nostra strada, con un approccio vitivinicolo ben chiaro. Noi abbiamo tre capisaldi che si basano sull’impegno, sul metodo e sul pensiero. Vinitaly rappresenta l’occasione perfetta per portare al centro dell’attenzione internazionale le nostre sedi a Verona, in Valpolicella e sul Lago di Garda, mostrando il fermento e la vitalità dei nostri territori e del mondo Masi”.

Per il Friuli Venezia Giulia, incontriamo Stefano Trinco nel bellissimo stand con uno spazio espositivo, che si estendeva su 1.500 metri quadrati, ospitando una rappresentanza di ottanta produttori uniti sotto il concept “Io sono Friuli Venezia Giulia – Connessioni d’eccellenza”, un modello che integra vino, cultura e territorio per rafforzare il posizionamento del comparto sui mercati esteri.  Ci conferma i dati positivi sull’export regionale e nel successo della collaborazione tra Ersa e PromoTurismoFVG, che continua a valorizzare le eccellenze enologiche regionali in un contesto globale competitivo. Sottolinea Trinco, riconfermato presidente del Consorzio Doc Friuli Venezia Giulia, che è anche l’enologo dell’azienda Pittaro: “Se l’export verso gli Usa segna un po’ il passo a causa dei dazi e delle vicende belliche, possiamo essere soddisfatti per la crescente domanda da parte del Nord Europa, ma anche dall’Est”.

Abbiamo degustato anche un Prosecco Biologico nature di Canevel, che ci è stato illustrato da Carlo Caramel: ”Questo vino ha una percentuale del 10% di Verdiso, antico vitigno autctono con elevata acidità e vigoria, che conferiscono una freschezza molto particolare, tanto da rendere questo vino un ‘tutto pasto’, che ci accompagna dall’aperitivo fino al dessert”.

Giuseppe Cordioli