

Gli orti dei nonni e bisnonni, a Udine Sud, da sempre hanno fornito la verdura fresca alla città. Un’antica tradizione contadina che la famiglia Romanelli si tramanda da generazioni. Oggi a capo dell’azienda, c’è Caterina Romanelli. Poco più che trentenne, dieci anni trascorsi fuori dall’Italia, di cui sette a Parigi a lavorare per un grosso fondo di investimento europeo.
Sono davvero curiosa, chi è Caterina?
Sono nata a Udine e sono cresciuta qui. Dopo la laurea triennale in Scienze Diplomatiche a Gorizia, mi sono interessata allo sviluppo sostenibile e quindi mi sono
trasferita a Parigi per seguire una specialistica in questo ambito. Mi sono appassionata al tema dal punto di vista macro-economico e mi sono resa conto che avrei voluto lavorare con le imprese, sulle loro strategie di sostenibilità e sulla responsabilità sociale. Da lì ho capito che le aziende non si cambiano se non muta la maniera in cui sono finanziate. Ho cominciato allora ad approfondire i temi dell’investimento responsabile (impact investing) e sono stata assunta da un importante fondo di investimento europeo di Private Equity per creare da zero la loro strategia nel settore. Sono rimasta a Parigi per cinque anni e ho potuto viaggiare molto. Poi mi sono chiesta che cosa volessi fare dopo e mi sono resa conto che la mia più grande passione è sempre stata il cibo. Mi ha accompagnata fin da piccola. Nel 2017 ho deciso di mollare il lavoro e sono partita per qualche mese sabbatico in Europa, alla ricerca di chef, imprenditori, agricoltori che lavoravano nell’ambito del cibo sostenibile per farmi ispirare. In quel momento mio padre mi ha detto “ma visto che hai otto ettari di campi in Friuli perché non torni e fai qualcosa qui?”. Ci ho pensato un attimo, ho fatto le valigie e sono
tornata.
Orto Felice è la continuazione di una antica tradizione contadina. Otto ettari coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica e dell’agroecologia.
Avevo ben chiaro che se si vuole parlare di cibo sostenibile è fondamentale da una parte conoscere la realtà concreta sul campo e dall’altra capire come rendere l’agricoltura sostenibile sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico. Mi sono iscritta alla scuola di agricoltura, perché era necessario se volevo approfondire la parte “agronomica”. Nel contempo ho messo in pratica tutto ciò che avevo imparato a Parigi per poter essere in grado di gestire in modo innovativo un’azienda con dieci
dipendenti. Orto Felice è la naturale continuazione di una antica tradizione contadina. Otto ettari di terreno coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica e dell’agroecologia. Nel ventaglio multicolore di ortaggi di stagione, vengono privilegiate varietà antiche di frutta, erbe aromatiche ed erbe spontanee.
Che cosa significa per Orto Felice essere agricoltori biologici?
Essere agricoltori biologici oggi è uno strumento strategico, formativo, educativo e culturale necessario a promuovere cambiamenti nella filiera agroalimentare
e nelle scelte dei consumatori. La nostra convinzione è che l’immediato futuro ci chiede comportamenti più responsabili e consapevoli, per mantenere e migliorare
la salute dei suoli, delle acque, delle piante e degli animali, dandoci la possibilità di abitare dignitosamente la terra. Il nostro ruolo è anche avvicinare all’agricoltura persone che, nella disabilità, hanno bisogno di ritrovare i loro talenti.
Che cosa vuol dire concretamente per voi “sostenibilità”?
Vuol dire partire dalla salute del suolo, che ha bisogno di cibo, ma anche di poter dormire e di essere lasciato tranquillo. Cerchiamo di aumentare la fertilità del
suolo in modo da creare una simbiosi positiva tra le piante che coltiviamo, i microrganismi e l’ecosistema in senso più ampio. Facendo meno lavorazioni possibili.
Come si procede?
Noi fertilizziamo i nostri campi solamente con compost e creiamo delle aiuole semipermanenti facendo lavorazioni superficiali (il lavoro che farebbe un trattore
lo fa un lombrico). L’idea è che più il suolo è vivo e meno bisogno hai di lavorarlo
Prima hai accennato al fatto che vi dedicate alla coltivazione di verdure e frutti dimenticati, ma anche di piante selvatiche. Per esempio?
I miei genitori hanno sempre cercato di salvaguardare la biodiversità e quindi noi da sempre andiamo alla ricerca di antiche varietà perché dal punto di vista gustativo sono
veramente diverse. Prodotti che i contadini avevano selezionato non perché erano quelli che duravano di più sui banchi del supermercato o perché le piante erano più produttive, ma perché erano i più buoni. Ogni anno piantiamo filari e filari di vecchie varietà di fagioli rampicanti (circa settanta), che abbiamo recuperato in tutte le valli, montagne e colline della nostra e di altre regioni. Raggiungono un’altezza di più di due metri e quindi necessitano di un sostegno forte (grossi pali di metallo e rete), che deve essere smontato e rimontato ogni anno secondo le rotazioni dei nostri campi. Sono varietà poco produttive e richiedono molto lavoro (oltre all’impianto, li raccogliamo e li sgusciamo a mano, per evitare che si rovinino), ma che sono gustativamente, nutrizionalmente ed esteticamente superiori, sotto ogni punto di vista! Per esempio: i cesarins, i militons, i fasolas carnici multicolori, i fagioli delle “ciglia”, il borlottino di Mossa.
So che produci anche una bevanda poco conosciuta in Italia
Il Kombucha è una bevanda a base di the fermentato ricchissima di proprietà benefiche. È ricca di batteri “amici”, antiossidanti, polifenoli e vitamine del gruppo B. È inoltre
un ottimo alleato nella depurazione di fegato e sangue; ideale per rafforzare il sistema immunitario. Lo prepariamo con tutte le verdure e la frutta più fresche, direttamente dal nostro orto biologico, e cambiamo gusti ogni settimana!
Per voi è molto importante la formazione
L’educazione al mangiare bene, sano e sostenibile parte dall’esperienza, quindi non c’è lezione migliore che venire qui e guardare con i propri occhi. Crediamo anche che l’azienda agricola non debba solo essere un luogo dove si produce del cibo ma al contrario uno spazio di incontro e di apprendimento. Per questo motivo, organizziamo periodicamente lezioni sui prodotti che coltiviamo, corsi di cucina per imparare a cucinarli e infine ci dedichiamo ai più piccoli con la fattoria didattica. Poi c’è tutta la parte di eventi come le cene nell’orto, esperienze immersive per lasciarsi ispirare da nuove maniere di cucinare condividendo la tavola con i vicini di casa e tanti nuovi amici.
È un’esperienza multisensoriale nella quale cibo, musica, agricoltura e arte si incontrano. L’idea quest’anno è di fare delle collaborazioni (delle cene a quattro mani) con chef provenienti da tutto il mondo.
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