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Giampiero Francesca ci spiega e racconta la nuova app gratuita

ph: Alberto Blasettiph: Alberto Blasetti

Giampiero Francesca è direttore della rivista BlueBlazer e co-ideatore dell'app gratuita Guida ai migliori cocktail bar d'Italia. Gli chiediamo che cosa si trova scaricando questa app.  Ci risponde: "una vera e propria mappa ai migliori cocktail bar d'Italia. L'idea della nostra guida non è infatti di quella di creare una classifica ma di offrire una cartina quando più possibile dettagliata sul bere di qualità nel nostro paese. 

Quali sono stati i criteri di scelta dei locali? Come si strutturano le schede dei bar? I criteri di selezione sono fondamentalmente due: la qualità dei cocktail realizzati e il livello dell'ospitalità. E forse il secondo aspetto per noi è quello più importante. Dato per assodato, infatti, che un locale, per essere nella nostra guida, deve non solo fare cocktail, ma farli bene, è la capacità di accogliere il cliente che fa la vera differenza. Se scegliamo di tornare in un posto lo facciamo, in primis, proprio perché siamo stati trattati bene, accolti e consigliati nel migliore dei modi.

Durante la presentazione dell'app in dicembre al Fusion Bar di Firenze avete premiato anche il Miglior Martini Cocktail e il Miglior Old Fashioned dell'anno. Come è avvenuta la scelta di questi due cocktail da premiare?L'idea di consegnare questi due riconoscimenti è nata dalla passione personale, mia e del co-fondatore Massimo Gaetano Macrì, per il Martini Cocktail e per l'Old-Fashioned. Insieme agli altri selezionatori abbiamo assaggiato questi due drink in tutti i locali presenti nella guida e ci è parso quasi naturale "premiare" i migliori. Abbiamo deciso di consegnare ai due premiati una coppia di bicchieri di pregio selezionati per noi da Francesca Ragazzoni di Unicorno Roma, una delle massime esperte di questo particolare settore. Il riconoscimento per il miglior Martini Cocktail è andato a Giorgio Fadda, del Tiepolo Bar del Westin Europa Regina di Venezia, un decano della miscelazione italiana. Sedersi al suo banco è di per sè un'esperienza straordinaria, tanto ricca la sua storia e unica la sua ospitalità. Abbiamo invece scelto, per il miglior Old-Fashioned, Marco Russo, del 1930 di Milano, uno degli speakeasy più esclusivi del nostro Paese. Il suo Old-Fashioned, lavorato con estrema eleganza e "lentezza", è davvero imperdibile per gli amanti del genere.

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Ci segnali tre bar, uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud che vi hanno particolarmente colpito? È sempre difficile fare nomi... Partiamo da Nord, da Milano. Al centro di un meraviglioso giardino sorge il Surfer's den. Yuri Gelmini e Irene Bottura hanno costruito questa oasi dal caos milanese in cui le piante diventano protagoniste dei cocktail da loro ideati. Per quanto riguarda il Centro, sceglierei un ristorante che ha, al suo interno, uno dei cocktail bar più interessanti aperti lo scorso anno, il Marco Martini Restaurant e Bar. Questo ristorante stellato rappresenta uno dei rari esempi italiani di sinergia fra altissima cucina e bar, grazie al lavoro di Marco Martini e Daniele Gentili, bar mananger della struttura. A Sud, invece, segnalerei un hotel bar; il Literary Terrace & Bar del Belmond Grand Hotel Timeo di Taormina. Lo spettacolo che si può ammirare dalla sua terrazza vale da solo il viaggio in queste terre, se poi è accompagnato da un drink di Alfio Liotta l'esperienza diventa davvero unica. I suoi cocktail, ispirati dalle bellezze e dai gusti delle Sicilia, sono un vero omaggio a questa terra.

Qual'è secondo te uno dei cocktail che i bar dovrebbero proporre più spesso e che magari è andato un po' nel dimenticatoio? Non credo ci sia un cocktail in particolare che andrebbe riscoperto. Credo invece che si debbano proporre i drink giusti al pubblico giusto. Bisogna conoscere bene i propri clienti, i propri frequentatori e  in base a questo rispondere nella miglior maniera possibile alle loro esigenze. In questo sicuramente si legge il valore aggiunto di un barman. Capire chi si ha di fronte, accoglierlo nel modo opportuno, suggerirgli la giusta proposta, questo fa la differenza.

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 Dopo gli chef saranno i barman le star del prossimo futuro? Cioè, ci  sarà secondo te uno spostamento di attenzione mediatica di impatto anche sul mondo della miscelazione? È un processo ancora lungo e complesso. La cucina fa da sempre parte della nostra cultura, del nostro DNA. Lo stesso non può dirsi per i cocktail. Questo non vuol dire che qualcosa non si stia già muovendo. Io e Massimo Macrì, per esempio, siamo autori da due anni di un programma dedicato in onda su Gambero Rosso. 

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