Orange Wines

I vini Orange, per saperne di più


Vini Orange? Sì, vini Orange! Il quarto colore del vino. Proprio come ai sapori dolce, salato, acido e amaro si è unito il quinto gusto, l’umami, così ai tre colori del vino, bianco, rosso e rosè, si è unito il quarto: l'orange. E' un nome con il quale gli anglosassoni per praticità hanno etichettato i vini prodotti da uve bianche che subiscono una macerazione prolungata. Il mosto in fermentazione rimane a lungo in contatto con le bucce degli acini, traendo da esse i tannini e il colore arancione dorato con tendenze all'ambra. Tanto che in alcuni paesi, in particolare la Georgia, in vini orange vengono denominati ambrati. È lo stesso procedimento di vinificazione dei vini rossi, un tempo usato anche per i bianchi e oggi ripreso da alcuni produttori nel nome delle vecchie tradizioni. La percezione dei sapori è ampia, complessa. Va dall'intensità tannica con gli aromi primari dell'uva alla frutta matura e secca con note erbacee e fragranti.

Il 29 aprile 2016 a Isola d'Istria 5° edizione dell'Orange Wine Festival leggiOrange wine Festival a Isola


Una caratteristica dei vini Orange è data dal tempo di macerazione. A seconda della varietà dell’uva, ma soprattutto per scelte individuali, i produttori optano per periodi di macerazione cha vanno da qualche giorno a diversi mesi, caratteristica questa dei vini prodotti nelle anfore di argilla georgiane.  Per i vignaioli si tratta di una filosofia derivante da una scelta di vita. Inizia con il lavoro nel vigneto per la coltivazione di uve sane che attraverso la fermentazione naturale, non refrigerata e senza l'aggiunta di lieviti selettivi, generano vini di grande consistenza e carattere. Dopo l’affinamento in botti di legno, vengono imbottigliati senza essere filtrati. Le bottiglie vengono conservate verticalmente in modo che il vino chiarifichi con la deposizione per caduta delle particelle organiche. In alcuni casi viene addirittura servito seguendo le fasi lunari.
L’elevata capacità di conservazione del vino senza l’aggiunta di solfiti è dovuta soprattutto alle uve sane grazie anche allo sfoltimento aumentando la capacità di autodifesa della vite.
La produzione dei vini arancione richiede un costante impegno e cura del vigneto, con sistemi e metodi naturali ed eco-sostenibili. Molti tra essi sono i vini sono prodotti seguendo i metodi biodinamici o demeter. Le produzioni sono limitate e le quantità ricavate, in rapporto alla superfice del vigneto, molto ridotte. Anche il periodo di maturazione del vino in cantina è molto più lungo. Il rispetto della natura e la ricerca di un prodotto sano è una filosofia apprezzata e sempre più diffusa tra gli appassionati del vino. I vitivinicoltori che tutelano l’ambiente naturale, sano e incontaminato, che custodiscono le vecchie tradizioni e la conservazione o il recupero di vitigni spesso dimenticati vengono incentivati e sostenuti dai veri appassionati degli Orange.
Dove nascono gli Orange?
I vini arancione costituiscono una piccola ma importante nicchia nell’ampia offerta dei vini. Quello che viene ormai definito l'epicentro della produzione mondiale racchiude l’area del nord Adriatico, nei territori tra Slovenia, Italia, Croazia e Austria, che si estendono dall'Istria attraverso il Carso e la valle del Vipacco fino al Collio e alla bassa Friulana. Mentre al nord si stanno convertendo all'Orange le aree della Stiria e della Carinzia.  La patria del vino orange o il suo territorio di origine viene comunemente considerato la Georgia. Da qui nacque la caratteristica produzione nei Kvevri, contenitori di argilla sepolti nella terra dove il vino macera rimanendo a contatto con le bucce per diversi mesi. Da qui giunse nell’Europa centrale e occidentale. I vini bianchi a lunga macerazione sono prodotti su piccole aree. Le produzioni sono contenute, come anche le superfici dei vigneti. Un territorio che dall’Adriatico settentrionale si sta lentamente estendendo in Italia, Austria, Germania, Francia, Spagna, Ungheria, Serbia... e nelle nuove regioni vinicole come sono la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti.
Vini Orange, vini d’autore
La produzione di vini arancione viene spesso considerata da boutique o di nicchia. I coltivatori sono di fatto dei contadini profondamente radicati alle tradizioni, quasi tutti provengono da piccole aziende a conduzione familiare. La loro produzione richiede tanto lavoro manuale, molta cura del vigneto per ottenere uve sane che dopo la nobile trasformazione in vino necessitano di una costante attenzione in cantina. Per i produttori votati all’Orange non c'è spazio per i compromessi.
Il carattere deciso e raffinato dei vini “d’autore” riserva un'esperienza unica se degustati in compagnia dei loro produttori.
L’Orange a tavola
I vini arancione sono di per sè un alimento. Si accompagnano bene ai piatti tradizionali delle loro regioni d’origine. La loro aromaticità, il sapore intenso unito alla fragranza e la persistenza del retrogusto aprono a un vasto assortimento di pietanze con le quali abbinarli, anche in sostituzione al vino rosso.
I piatti di pesce, in particolare quelli serviti crudi e lievemente più grassi, si abbinano perfettamente ai vini Orange, esaltati dalla lieve untuosità deposta sulle papille gustative. Trovano così ampio consenso nella cucina asiatica, principalmente quella giapponese. Per i piatti di sushi e sashimi non c’è migliore accompagnamento dei vini Orange.

Il primo documentario sugli Orange Wines



Presentato in anteprima nazionale a La Montecchia (Padova) Skin Contact: Development of an Orange Taste. Il documentario sugli orange wines dura trenta minuti, è firmato da Laura Michelon e Mike Hopkins e prodotti da Bottled Films, per raccontare come nascono i vini bianchi sottoposti a macerazione sulle bucce. Documentario che arriva in Italia dopo la premiere a Londra dello scorso 19 aprile e che vede il produttore di Oslavia Joško Gravner fra i protagonisti del progetto.
Skin Contact: Development of an Orange Taste prende in esame la storia degli orange wines, partendo proprio da quando, nel 1997, Gravner inizia a lavorare su un nuovo modo di fare vino in Italia, producendo un vino bianco lasciato a fermentare assieme alle bucce per un lungo periodo di tempo. Una scelta che nel 2001 evolve nella vinificazione in anfora. Dopo un viaggio in Georgia Joško sceglie la modalità classica del Caucaso, quella della zona dei Kakheti, che prevede grandi anfore in terracotta interrate. È un ritorno al passato, ma soprattutto un forte balzo nel futuro, tant'è che molti da quel giorno lo seguono nella sua idea di riportare il vino al suo significato originario. Come Angiolino Maule e Daniele Piccinin, assieme a Gravner nel film, legati a Joško da una sorta di filo rosso che attraversa le regioni e le generazioni.

La proiezione si è svolta giovedì 9 giugno 2016 alla Montecchia di Selvazzano Dentro (PD) e per l'occasione Massimiliano Alajmo ha creato un menu abbinato ai vini dei tre produttori.

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Skin Contact: intervista agli autori del documentario sugli Orange Wines Laura Michelon e Mike Hopkins

 

Il trailer è visibile QUI.

 

JNK, la Primorska nel bicchiere

Ci troviamo nella Valle del Vipacco, nel cuore della regione vinicola della Primorska. Più di 2.500 ettari di vigneti. Lungo la strada, almeno trenta "paesi del vino" e numerose cantine. Produttori con stili diversi, con vini sempre più affermati nel mondo. Una di queste è dell'azienda JNK, fondata nel lontano 1890 da Ivan Mervicˇ. Il nome dell'azienda deriverebbe proprio da quando, in tedesco, Ivan era chiamato jung cioè giovane (Ivan è morto a 94 anni…). Nel 1910 la superficie della cantina viene ampliata dal figlio Peter. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Oscar, figlio di Peter e nipote di Ivan, restaura i vigneti. Impiantando Vitovska, Ribolla e Malvasia. La tradizione è stata mantenuta dai due
figli di Oscar, Andrej, Jože e Boleslav. Fino a oggi. Una storia bellissima e ricca di esperienze che meriterebbe di essere raccontata nei dettagli. Da 200 viti iniziali i Mervicˇ sono arrivati a gestirne 14.000 su 3,5 ettari di terreno. L’imbottigliamento dei vini è cominciato nel 1995. La prima macerazione di Ribolla è del 1999. In totale l’azienda, oggi seguita dalla figlia Kristina, quinta generazione, produce da 8.000 a 10.000 bottiglie l'anno.

Kristina è strettamente legata alla storia e alla tradizione familiare. Un legame forte che si esprime anche nell’etichetta del vino: “L’etichetta che rappresenta il fossile, Mervicia exima gen, è dedicata a mio zio Jože. L’unico che in famiglia ha studiato a Lubiana. E proprio Jože nel 1967 ha scoperto nella palude Barje di Lubiana questo rarissimo esemplare di conchiglia. Abbiamo voluto onorarlo” mi racconta con orgoglio. La conversazione continua spontanea con Boleslav, determinato, forte e allo stesso tempo molto amorevole, con principi solidi e convinto assertore della viticoltura naturale. Ascoltandolo non serve chiedere perché hanno scelto la macerazione sulle bucce per la propria produzione. "Con la macerazione, ci spiega, riesci a proteggere il vino, senza aggiungere zolfo. I tannini presenti nell’acino ti possono sostituire il 70% dello zolfo. Con la macerazione i lieviti indigeni vivono nella vinaccia più tempo". "Noi non vogliamo aggiungere altri lieviti, vogliamo lavorare con i nostri lieviti, autoctoni” conclude decisa Kristina, a completare il pensiero del babbo. Tra macerazioni e lunghi affinamenti in bottiglia.

VINI PROVATI PER VOI
Sv. Michael 2005 è una cuvée di Sauvignon, Pinot bianco, Ribolla e Malvazia. Il vino prende il nome dal luogo Šmihel, dove sono posizionati i vigneti. Il vino si presenta con un colore giallo paglierino, profumo fine, note di fieno secco, fiori di tiglio, mele mature. In bocca ha un gusto morbido e fresco, molto elegante.
Jakot.e 2008 (chiamato anche il vino della mamma, perche è stata lei a piantare le viti) si presenta alla vista con riflessi dorati. Un vino armonico e intenso con sentori di mandorle mature, erbe aromatiche. In bocca si sente la mineralità del suolo.
Kristina 2003, vino rosso dolce, che si presenta di colore arancione. JNK non produce tutti gli anni il vino dolce, infatti ci sono solo le annate 2003, 2008 e forse la 2016. Il vino viene prodotto da uve di Cabernet Sauvignon essiccate
naturalmente per 4 mesi.

L'articolo completo è stato pubblicato nel dicembre 2016 sul mensile cartaceo qbquantobasta.

 

Kmetija MervicˇŠempas 57/c
5261 Šempas, Slovenija
+386 5 30 88 693 / +386 41 363 160
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.jnk.si

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Skin Contact

 

La Montecchia di Selvazzano Dentro (PD), uno dei ristoranti Alajmo, ha ospitato la proiezione in anteprima nazionale del documentario 'Skin Contact: Development of an Orange Taste' di Laura Michelon e Mike Hopkins.
Laura Michelon, di origini venete, e Mike Hopkins, hanno raccontato a qbquantobasta la nascita del documentario che parla di vino e di passione.

Da dove è partita l’idea e la voglia di girare un film sugli orange wines?

Mike: Tanti nostri amici ci chiedevano informazioni sugli orange wines, come vengono fatti, cosa sono. Non li capivano. Abbiamo guardato su internet e cercato se c’era qualche video. Non abbiamo trovato niente. Io di professione produco film.  Non c’era niente che spiegasse la storia in modo cinematografico e avvincente. Cosi abbiamo pensato che fosse una buona idea di fare qualcosa, qualcosa che spiegasse alle persone la filosofia e la storia di questi vini. Per noi era molto importante come produttore Josko Gravner, perche è un pioniere nella produzione di questa tipologia. in senso moderno. Lo volevamo intervistare e averlo come personaggio protagonista nel film. Siamo stati fortunati perchè ha accettato di spendere del tempo con noi e di fare il film.

La scelta dei altri due produttori di vini macerati che sono presentati nel film da che cosa è stata motivata?
Laura: Maule, Pico per essere precisi, era il mio primo vino del genere che ho assaggiato nel 2009. Ho assaggiatto tantissimi vini di Garganega, ma mai come questo. Mi sembrava di avere assaggiato la Garganega per la prima volta. Mi sembrava un nuovo metodo di vinificazione, e un nuovo modo di produrre vino. Poi ho scoperto che non era un nuovo metodo, ma una cosa che si fa da tantissimi anni. Così ho deciso che anche lui doveva fare parte del progetto. E abbiamo cominciato da lui, da Angiolino Maule. L'abbiamo intervistato per primo, poi Josko Gravner alla fine Daniele Piccinin. Daniele faceva parte di una trilogia. Sono collegati insieme. Josko ha insegnato Angiolino. Angiolino ha insegnato Daniele. Era perfetto. Tre generazioni di produttori. Volevo fare conoscere a tutti questi tre produttori.
Mike: È un film fatto dal nostro punto di vista, la nostra prospettiva. Personale.

Importante anche la scelta dei 3 produttori di produrre vini da vitigni autoctoni. Cosa ne pensate?
Laura: Si, vero. Il punto è che tutti conoscono il Chardonnay o Sauvignon. Volevo trasmettere il fatto che esistono anche altre 1000 varietà al mondo che dovrebbero conoscere. Volevamo anche educare le persone facendo capire che ci sono altre grandi varietà di uva che sono buone e valide come le varietà che già conoscono .

Il progetto - dall’inizio alla fine. Quanto tempo avete impegnato?
Mike:  Dall’idea a oggi 1 anno. Abbiamo ripreso l’estate scorsa. Ma con il montaggio e le traduzioni in italiano e inglese abbiamo speso parecchie sere e notti.

Leggi anche Il primo documentario sugli Orange Wines

Il breve documentario racconta la vinificazione delle regioni caucasiche, quando l'uva in fermentazione veniva lasciata macerare a contatto diretto con le bucce. Questa metodologia, originaria della Georgia, associata alla coltivazione della vite di ispirazione organica e biodinamica, permette di ottenere un vino “ambrato, arancione”.  I tre produttori indipendenti che, contro le logiche del mercato, producono questi vini: Josko Gravner dal Collio friulano, Angiolino Maule da Gambellara, anche fondatore dell'Associazione VinNatur e Daniele Piccinin, viticultore tra Soave e la Lessinia.


La bellissima cornice del ristorante La Montecchia con un menu particolare creato da Max Alajmo in abbinamento ai vini,  piatti curati nei dettagli accompagnati con vini dei produttori presenti alla cena, hanno creato una serata indimenticabile.

 

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